Archivio della Categoria 'Storie e Racconti'

7° Weekend sport e natura in Val di Sole

sabato 8 luglio 2006 di Rommy

RAFTING HYDROSPEED E RELAX
Sabato 1 e Domenica 2 Luglio 2006

La settima edizione del Weekend Sport e Natura si è conclusa egregiamente nel nuovo centro rafting di Croviana, dove tra sabato e domenica si sono susseguite le attività fluviali: Rafting, Hydrospeed, Canyoning, e quelle di terra: Mountain Bike, Equitazione e Trekking.
Il weekend si è svolto non solo all’insegna dello sport estremo, ma anche al relax e all’abbronzatura di montagna con il torrente Noce e le Dolomiti come romantica cornice.
Ovviamente l’appuntamento più atteso del fine settimana è stata la famosa Grigliata, diventata con il passare degl’anni una vera e propria cena con ogni ben di dio (novità di quest’anno: frittata, fagiolata con cipolla e Marzemino al posto del buon vecchio Lambruscone).
Il dopocena è stato organizzato dal Chili Rafting con musica africana, birra e sangria.
Il rientro in pullman a Pieve di Cento, noto per le lunghe colonne sulla statale che porta in autostrada, non ha trovato intoppi, e nella classica fermata in autogrill si sono consumati gustosi panini con frittata e coppone.
Ringraziamenti
Come tutti gli anni, vogliamo ringraziare…
Tutti i partecipanti del Weekend Sport e Natura del 1 e 2 Luglio 2006.
Gli amici di Forlì che per la prima volta ci hanno seguito nella nostra collaudata organizzazione.
Tutti i veterani del weekend.
Gli Iron, che quest’anno si sono moltiplicati.
Le ragazze che con molta pazienza hanno seguito Gallo & C nelle loro avventure.
Tutti coloro che ci hanno aiutato a servire a cena.
Denny e Bombo sempre presenti in ogni uscita e nei sentieri più improbabili.
Mario, Lorena e l’immancabile Andrea che hanno cucinato tutto sabato pomeriggio per sfamare il Mucchio Selvaggio.
Inoltre vogliamo ringraziare:
Il Chili Rafting e tutto lo staff, che ci ha ospitato per il week end.
Riki del Hotel al ponte e Sport Hotel, che per due volte ci ha aperto la cucina per pranzare a pomeriggio inoltrato.
L’hotel Bella di Bosco per l’ottimo servizio e disponibilità.
A presto
Rommy, Pozzi e tutto lo staff.

Annuale gita alla Malga Bassa di Menas

mercoledì 8 marzo 2006 di Rommy

Il primo appuntamento del 2006, l’escursione in Malga in Trentino, ha raccolto solo cinque adesioni, ma ci siamo divertiti molto!
Siamo arrivati in Val di Sole poco prima di mezzogiorno, e a Menas, l’ultimo paese, prima d’imboccare il sentiero innevato ci siamo spartiti i viveri e via in marcia verso la Malga. Sarà stato perché la giornata era stupenda e perché il terreno era particolarmente agevole che abbiamo raggiunto la malga in poco più di un’ora e mezza.
Dopo un abbondante pasto, consumato davanti alla malga con tavolo imbandito sulla neve e la valle ai nostri piedi, siamo andati in visita alla Malga Alta e nel tragitto ci siamo dilettati in spensierati giochi da bambini, come fare gli scivoloni con il sedere sul ghiaccio, i tuffi e le capriole sulla neve.
La sera è passata a colpi di Grigliata, Teroldego, Marzemino , partitona a carte e, a sorpresa, una piccola escursione notturna per fare Star Watching.
La nottata è trascorsa tranquilla con il calore del camino a scaldarci e lo scoppiettio delle fiamme come ninna nanna.
Unica nota negativa alcuni russatori, che facevano sembrare la malga una tana d’orsi brontoloni.
Al mattino colazione con latte, caffè, biscotti, pane e NUTELLA. Rifatti i bagagli siamo tornati alla civiltà con aperitivo e pranzo a base di funghi, speck e specialità tipiche trentine.

Giochi d’acqua

martedì 20 settembre 2005 di Rommy

Sabato 18 e domenica 19 settembre 2005 si è svolta la prima edizione dei Giochi d’Acqua: noi c’eravamo!
Paolo Zobboli ed io, siamo andati fino a Terni sul fiume Nera, per cimentarci in questi campionati.
Dovendo scegliere la categoria nella quale gareggiare, abbiamo scelto quella dei dilettanti, consapevoli che la categoria professionisti sarebbe stata troppo pesante.

Partiamo venerdì sera alle 21: 30 per Terni, 350Km da percorrere tra l’A14 e l’E45, io ancora febbricitante dopo un improvviso raffreddore che mi aveva demolito la settimana prima, e lui stanco dopo una lunga giornata lavorativa piena d’impegni.
Il viaggio procede benissimo, con varie soste per caffè e per acquistare il nostro doping per la gara, (un’ottima) bevanda energetica di cui non farò il nome, … ovviamente faceva schifo.
All’1:30 arriviamo a Terni, nell’ultimo autogrill chiedo informazioni per arrivare al centro rafting, del quale non rammento il nome, e chiedo qualcosa del tipo: “Devo andare in un posto vicino alla cascata delle Marmore, mi saprebbe dare indicazioni?”.
Ovviamente la barista, con sguardo allibito e incredulo d’aver sentito una frase del genere, mi risponde: “Dipende dove dovete andare…!”. Nel frattempo entra un’altra ragazza e la barista ci assicura che lei è di quelle parti e ci può aiutare meglio.
Spiego meglio alla ragazza che devo andare al centro rafting e lei si offre di farci vedere la strada, quindi basta che la seguiamo.
Parte a scheggia, a fatica riesco a seguirla, e, dopo un giro turistico della periferia di Terni, si ferma ad un semaforo e con un gesto mi indica la strada.
Dopo poco arriviamo al Centro Rafting Le Marmore: alcuni partecipanti sono già arrivati e dormono con i materassini e sacchi a pelo nel soppalco adibito a dormitorio.
Paci è lì a darci il benvenuto con una ragazza di nome Eva che gestisce il centro.
Noi iniziamo a gonfiare i nostri materassi con la pompa elettrica e facendo un frastuono tipo turbina d’aereo svegliamo tutti, ma per fortuna non veniamo linciati! Dopo poco ci uniamo ai rumori della notte: russate varie, materassini che gniccano, lampo di sacchi a pelo che si chiudono o aprono, ecc.

Sabato mattina: sveglia abbastanza presto e colazione al bar del centro rafting, con
cornetti caldi integrali al miele (… squisiti!) e un buon cappuccino.
Dopo aver sbrigato tutta la burocrazia dell’iscrizione alla gara, ci prepariamo a conoscere il fiume Nera e iniziamo a vestirci con muta, calzari, salvagente, ecc.
Mentre parliamo con Paci e altri partecipanti, tra i quali molte guide che conosco, arriva una delegazione francese di hydrospeeder e scaricano la loro attrezzatura: Hanno hydro piccoli e lunghi che sembrano siluri, fatti di un materiale simile al polistirolo espanso e pinne lunghe circa un metro, fatte in vetroresina.
Tutti iniziano a commentare la loro attrezzatura, ma a noi interessa poco perché non gareggeranno nella nostra categoria.
Scendiamo in fiume, proprio sotto il centro rafting, per allenarci e dopo solo un paio di discese di duecento metri l’una, siamo già stremati. La nostra preparazione atletica inesistente, il lungo viaggio della notte e la mia febbre 37.5, ci dicono che la nostra gara sarà all’insegna de “l’importante è partecipare”.
Poco prima di pranzo, tutti gli atleti (dilettanti e professionisti) vanno a fare una discesa lunga, partenza da sotto le cascate delle Marmore e arrivo al centro rafting.
Noi non andiamo con il gruppo, ma sfruttiamo il tempo per fare un sano sonnellino.

Dopo pranzo inizia la nostra gara che consiste in: partenza in batterie da tre persone (delle quali si qualificano solo le prime due), percorrere un tratto di fiume di circa un chilometro e come unico vincolo obbligo di passare in mezzo a due paletti da slalom sistemati a centro fiume.
Poco prima della gara… l’imprevisto! La centrale elettrica, che doveva lasciare l’acqua per il regolare svolgimento delle gare, ci avvisa che una turbina è in avaria e non possono dare acqua. Tutto ciò non è un grosso danno, tranne per il fatto che gli ultimi duecento metri non sono in corrente, ma c’è acqua piatta tipo piscina, quindi bisognerà pinneggiare di brutto.
Iniziano le gare, fortunatamente io e Zobb non siamo in batteria insieme. Risultato: lui primo nella sua batteria, io primo nella mia, qualificati entrambe per la finale, ma a che prezzo! Il tratto finale d’acqua piatta ci ha demolito, tolto energie, lasciato senza fiato, in pratica siamo due stracci.
Riprendiamo fiato mentre la categoria dilettanti donne disputa la propria gara.
Ed ecco il momento più atteso, la finale! Io sono molto emozionato perché vorrei arrivare sul podio, e mi conforta il fatto che anche gli altri atleti hanno accusato il colpo del tratto finale d’acqua piatta.
Zobb ed io ci posizioniamo in batteria lontani l’uno dall’altro, per non ostacolarci: ”Tre, Due, Uno, Partenza!”. Partiamo tutti bene, dopo poco mi cappotto ma non perdo velocità, anzi, dalla quarta posizione mi ritrovo terzo e la mia speranza di podio aumenta. Guardo avanti e vedo Zobb secondo, e il primo è molto lontano, sta andando come un missile. Tento di strappare la seconda posizione a Zobb finche siamo in rapida, sono sicuro che in acqua piatta non avrei speranza.
Poco prima della fine della rapida capita qualcosa: Zobb supera l’atleta in testa e, appena all’inizio del tratto di piatta, anch’io riesco a superarlo. Non ci posso credere: sono secondo e il mio amico Zobb primo! Mi concentro per lo sforzo finale, quei duecento metri di piattona maledetta sono interminabili, pinneggio a tutta forza, fortunatamente sento che, a riva, Paci, Dario, Gigi, Luca e molti altri ci incitano, e finalmente ecco l’arrivo! Contro ogni previsione abbiamo vinto, anzi, abbiamo fatto la doppietta: Paolo Zobboli medaglia d’oro, Marco Romano medaglia d’argento.
Ma che fatica!

Sempre durante la giornata di sabato si svolge anche la prima parte della gara dei professionisti, che consiste nella maratona, una gara a cronometro, nella quale bisogna percorrere tutto il fiume dalla base della cascata al centro rafting nel minor tempo possibile.
I francesi ci stracciano di brutto, d’altronde in Francia questo sport è praticato da molti anni, e il vincitore della maratona qui sul Nera non è altro che il campione nazionale francese di slalom e cronometro.

Finite le gare dei dilettanti e la prima frazione di gara dei professionisti, ci prepariamo a cenare sotto alla tettoia attrezzata davanti al centro rafting. Il tempo, però, non è gentile e in pochi minuti si scatena un temporale con tuoni, lampi e acqua a catinelle. Ma noi siamo duri e il temporale ci fa un baffo, la cena a base di pasta all’arrabbiata, carne alla griglia e schiacciate cotte nel forno a legna è squisita e il vino scorre a fiumi.
Durante la cena non possono mancare le varie storie di fiume e avventure varie, e, tra un racconto e l’altro, sentiamo qualcuno dire che all’interno del centro rafting è iniziato un Mojto party, quindi tutti dentro per un bicchierino.
La serata procede ancora per alcune ore tra musica e bevitori, poi alle 01:30 circa molti vanno a casa e noi ospiti del centro c’infiliamo nei nostri letti di fortuna.

Domenica mattina sveglia alle 07:30 circa. Paci è già operativo e sta organizzando la seconda sezione di gara dei professionisti, noi torniamo a fare colazione con, cornetti caldi integrali al miele e un buon cappuccino.
Mentre facciamo colazione arriva Paci, che con un breve giro di parole ci ingaggia come giudici di gara nella prova slalom dei professionisti. Questa prova consiste nel passare in mezzo a delle porte, segnalate da paletti colorati, tre delle quali sono in discesa e altre due in risalita (cioè contro corrente), poi bisogna arrivare ad una piattaforma in legno, abbandonare hydro e pinne, correre a monte sul terreno accidentato fino ad un punto prestabilito, tuffarsi in fiume, nuotare fino alla postazione del lancio della corda e lanciarla dentro ad un bersaglio. Tutto questo a cronometro!
A Paolo è stata affidata, da controllare, una delle 5 porte dello slalom, a me la postazione del lancio della corda.
Il compito di Zobb è quello di annotare se gli atleti, passando, commettono qualche errore o mancano la porta.
Il mio compito invece è di raccogliere le corde da lancio, dopo che l’atleta le ha lanciate nel bersaglio, e rimetterle in un contenitore in riva al fiume, vicino alla postazione del lancio. Tra il bersaglio e la postazione di lancio della corda c’è un piccolo sentiero tortuoso e fangoso, che io devo percorrere per depositare le corde nel contenitore (bacinella da panni azzurra con manici). Questa bacinella è sistemata in riva al fiume in un punto un po’ instabile, e io fatico un po’ a raccogliere le corde che gli atleti scaraventano ovunque, tranne che nel bersaglio!
Ma ecco che arriva un altro imprevisto! Mentre metto i tre sacchetti delle corde nel contenitore, uno mi scappa di mano e cade di peso nella bacinella che, neanche a dirlo, si ribalta in fiume con tutte e tre le corde. Fortunatamente molti atleti sono ancora lì alla postazione e tempestivamente si buttano in acqua e raccolgono le corde per l’atleta in arrivo.
Per tutto il resto della giornata Paci mi darà il tormento per questo fatto!
A competizione terminata la bacinella torna ad essere protagonista, il campione francese la prende e inizia ad adoperarla come hydro, compiendo alcune evoluzioni, passando da un lato all’altro del fiume, come se la bacinella fosse un bob fluviale vero e proprio.

Concludo poi la giornata assistendo agli esami per guide e maestri di hydrospeed, mentre Paolo invece fa la discesa lunga del Nera, la stessa discesa compiuta dai professionisi per la gara maraton.
Dopo pranzo ci sono le premiazioni, che vedono Paolo, me e tre ragazze protagonisti tra i dilettanti uomini/donne, e i francesi vincitori di molti premi tra i quali medaglia d’oro gara Maraton e medaglia d’oro assoluti. Ma almeno la soddisfazione di vederli secondi nella gara Slalom ce la siamo tolta!

Ringraziamenti 2005

lunedì 8 agosto 2005 di Rommy

Vogliamo ringraziare:

  • Tutti i veterani di questa gita che da tanti anni ci seguono;
  • Tutti i nuovi partecipanti, che hanno riposto fiducia in noi, sperando di avere soddisfatto le loro aspettative;
  • Tutti coloro che ci seguono nonostante non pratichino nessuna attività fluviale o terrestre;
  • Tutti quelli che sono venuti in pullman;
  • Tutti quelli che ci hanno raggiunto con i mezzi propri;
  • Tutti i Rafter;
  • Tutti gli Hydrospeeder;
  • Tutti i Canyonboys e Canyongirl;
  • Tutti i fuoristradisti di MTB;
  • Tutti coloro che ci hanno fornito e forniranno foto e altro materiale da pubblicare sul sito;
  • Katia, Marco e Maurizia per averci sostituito dietro al bancone sabato sera;
  • Daniela e Laura per averci aiutato a sparecchiare a fine serata;
  • Paci, nostra Guida di Hydrospeed-Rafting, ottimo cuoco di barbecue e grande Amico;
  • Andrea Guidi detto Andrea degl’Angeli, nostro aiuto cuoco e ottimo raccontatore di barzellette ( Non sei venuto in pullman…! Guai a tè se ci riprovi!!!);
  • Sara, per aver fatto il servizio fotografico durante Canyoning;
  • Gianni “l’autista che non prende code” e ci ha portato a casa ad un orario decente

Inoltre un ringraziamento particolare al nostro STAF:
Bombo e Denny, le nostre guide di MTB molto pazienti e professionali;
Mario e Lorena, I nostri cuochi, unici ed insostituibili che da sei anni ci seguono e mettono a tavola questo mucchio selvaggio ed affamato.
Ed infine ringraziamo:
Bretta, Noleggio pullman;
Centro Rafting Val di Sole;
Sport Hotel/Hotel Al Ponte;
Camping Dolomiti di Brenta;
Forno Caruso.

Speriamo di non aver dimenticato nessuno, nel qual caso ci scusiamo e ringraziamo anche lui.

La mia prima volta di Canyoning

lunedì 8 agosto 2005 di Rommy

Premessa:
Avevo molte perplessità su quest’attività, poiché il fatto d’essere più di 100 chili mi portava ad avere un certo timore nel restare appeso ad una corda, ma poi ho trovato coraggio e ho provato questo cosiddetto canyoning.
Ore 16:00: era l’orario della partenza per il canyon, poi causa ritardi ed incomprensioni tra Guide Alpine e Centro Rafting, siamo partiti dopo le 18:00.
Ci hanno portano con le navette fino al capanno di Malè, dove di sera si sarebbe svolta la cena della nostra gita, e da lì abbiamo iniziato a salire lungo un sentiero molto ripido.
Non essendo io un fuscello, ma un corpulento omaccione, ho faticato sette camice per raggiungere il gruppo fino alla “forra”, nome tecnico per indicare i canyon.
Raggiunti gli altri, ho visto le guide Roberto e Franco che sistemavano le imbracature e iniziavano ad impartire i primi rudimenti di discesa in cordata; sistemati tutti abbiamo cominciato a scendere.
Sono partiti i primi e tutto bene, poi è arrivato il mio turno… bè! La sensazione di dare le spalle ad un salto di circa 8/10 metri e affidare i miei 110 chili ad una fune mi dava un po’ d’ansia, ma alla fine ero giù, incolume, anzi… era stato stupendo!
Man mano che continuavo la discesa prendevo sicurezza, il divertimento aumentava e riuscivo a gustarmi quel panorama così spettacolare: alte pareti di roccia si alzavano attorno a noi e si vedeva solo una strisciolina di cielo.
Continuando il percorso tra cascate, buche d’acqua e cordate è arrivata la sera ed essendo immersi in acqua da molto anche un pò di freddo, ma n’è valsa la pena perché ho vinto alcune mie paure e ho visto uno spaccato di natura che altrimenti non avrei potuto nemmeno immaginare.

Il richiamo dell’orso nella foresta

mercoledì 8 settembre 2004 di Rommy

Quello che state per leggere vi potrà sembrare frutto della fantasia di una mente malata oppure sotto l’effetto di una qualche strana erba, ma in realtà è semplicemente l’elaborazione di una serie di aneddoti nati nel week-end del 26/27 giugno 2004 in Val di Sole, stando al fianco del nostro PROTAGONISTA.

N.B Per una buona lettura bisogna provare ad immedesimarsi nei paesaggi del Trentino, ma soprattutto nello spirito scanzonato dei personaggi. Non cercate una logica perché non esiste.

Era una serata come tante altre per chi era abituato a vivere in quei magnifici paesaggi, ma per noi terroni (i trentini considerano tali tutti coloro nati fuori dalla loro provincia) invece, abituati al caldo e all’afa della pianura padana, era una serata particolare, e un venticello fresco riempiva i polmoni ed inebriava l’anima!
Sabato ore 21: La fame cominciava a farsi sentire per tutti, per chi aveva svolto attività (rafting, hydrospeed, mountain bike, ecc.) e aveva biascicato un panino in fretta e furia, e per chi come noi… non aveva fatto assolutamente niente e aveva pensato bene di organizzare un pranzo nuziale al ristorante del camping!
Finalmente si mangiava ed è stato lì, in quello splendido rifugio ai piedi dei monti dove ci eravamo recati per cenare, che ho rivisto il nostro protagonista, colui che in quelle vallate, come narra la leggenda, ha visto ‘GLI ANGELI’… il mio migliore amico: GUIDI!!
Avanti coi primi, per poi passare alla grigliata. Il cibo era buonissimo, Mario e la Lorena avevano dato, come sempre, il meglio di sè! Il tutto accompagnato da un vinello rosso che scivolava giù nello stomaco, per dirla con una metafora geografica a noi conosciuta, come il fiume NOCE scende a valle verso S. GIUSTINA!!
E bevilo bevilo bevilo… la goccia! Si brindava per le cause più disparate: un brindisi a capezzolo!… a Cacco!!… alle acrobazie sessuali della vicina!… naturalmente ai bravissimi cuochi!!… ecc..! Ci mancava solo quello per le foche monache tibetane (esistono??!) e le scuse sarebbero state al completo!
Senza accorgercene la cena era volata via! Incominciava così il tradizionale momento musicale e Rommy con chitarra al cospetto dava sfoggio del proprio repertorio, frutto d’innumerevoli concerti: Vino amaro, La zo’pa e vai col liscio.
In quei momenti ho capito che qualcosa stava per succedere… un ghigno satanico si mescolava alla musica con improvvisi colpi di tosse, degni di un novantenne con problemi di pleurite!
Era lui, Guidi, che tolti i panni di aiuto cuoco,cominciava, e non in senso figurato, a togliersi i suoi. La tenuta da bagnino non stava più al suo posto, mostrando, per fortuna a cena già conclusa, panza… e non solo!!
Cominciava la sua estasi, barzellette a go go accompagnate dall’inno nazionale! E’ storia ormai, perché c’è una cosa che accomuna tutti quelli che han vissuto quel week-end: tutti ricordano la sua mitica barzelletta “… MULEEE’!” ma naturalmente nessuna l’ha capita!!
Come ben sappiamo però a tutto c’è un epilogo: era il momento di stendere la canala e calare il ‘calcestruzzo’! Così io e Guidi ci siamo trovati immersi nel bosco alla ricerca di un luogo isolato da deturpare… trovato!! Grugniti spaventosi rompevano il silenzio, uccelli che abbandonavano frettolosamente i propri nidi, ignari di ciò che stava accadendo.
Era il cosiddetto ‘richiamo dell’orso’, da qui il titolo, fino all’esplosione della gittata (gergo cantieristico).
Credete sia finito tutto? Eh no… anche perché la battuta di caccia aveva lasciato una ferita, oltre che fisica con tanto di occhio tumefatto dall’incontro ravvicinato con un ramo, anche nella mente del nostro amico, così, come solo i migliori attori sanno fare, da un ruolo ironico-demenziale Guidi ne ha intrapreso uno estremamente drammatico e, da seguace dell’arte filodrammatica partenopea, si è trasformato in Mario Merola!!
“Gallo… è finita!! Datemi una magnum!! Mazza… fammi dormire in pullman, per favore!!”
Dopo vari piagnistei, eccoci arrivati al nostro villaggio, sì… quello dei Puffi!!
Vale a dire: 2 tende acquistate al FAMILA (spero che per la prossima gita ci sponsorizzino, vista la pubblicità, magari con una tenda nuova) alla considerevole cifra di 11 € cadauna, misure:120 per 120 alte 60, per ben 2 persone, seeee… 2 nani come quelli che si usa mettere nei giardini.
Per riuscire a stendersi (oddio… è una parola grossa), bisogna sfruttare la diagonale, ma noi, con alcuni calcoli trigonometrici, siamo sempre riusciti nell’impresa! Il tutto però è dotato d’impianti d’allarme e di riscaldamento, cioè… lo spazio d’aria è talmente ridotto che la sola alitazione è sufficiente a trasformare una temperatura esterna di 7-8 gradi in una temperatura ambiente di 25-26 gradi. Quando ci spostavamo a salutare gli altri che avevano le tende cosiddette ‘NORMALI’, a noi pareva d’essere nel Golfo di Manatthan!!
Dicevo: arrivati al nostro ‘villaggio’, Guidi ha preso le valigie in spalla e si è allontanato con espressione triste… sembrava Torakiki (ricordate il micione del cartone animato Spank?!) quando litigava con Micia!
Aveva deciso di passare la notte nei bagni del camping, trovandoli a suo dire (forse non aveva tutti i torti) più confortevoli delle nostre tende. Poi come diceva lui “C’è anche la musica”!!
Mi ci sono volute 2 ore di convincimento e, a onor del vero, anche di auto convincimento, per riportarlo alla tenda!
Per riuscire nell’impresa ho dovuto abusare di qualche stratagemma che contraddistingue le debolezze degli uomini… del tipo che nella tenda c’era una nostra amica…, in realtà altri non era che il Passero travestito! No, scherzo (solo sul Passero trans però)! In realtà ho usato la sensualità della ‘vicina’! Come dice lui quando le fa i complimenti: “Bella pandorina!” (naturalmente con R moscia). Non ho mai capito però se lei riesca ad apprezzarlo come tale!
Beh, come si sa, spesso il fine giustifica i mezzi e così, se per l’uomo la carne è debole, per Guidi (ma non solo, mi ci metto anch’io) è… INVERTEBRATA!!
Alla fine, nonostante le tante lagne iniziali, Guidi è stato il primo a prender sonno, rendendo più difficoltosa l’opera agli altri, a causa di suoi starnuti e russamenti vari!
Così è passata la notte, molto tranquillamente, l’unico brivido è stato causato dalla consueta pausa pipì di Guidi delle 4 e mezza del mattino, il quale, inciampando in un tirante della sua tenda, ha rischiato di travolgere completamente quell’altra!
Domenica ore 7.30 a.m.: Pozzi ha rotto le balle dando la sveglia (una di queste, la sveglia gli arriverà in testa) per dare inizio alle attività, per cui toccava anche a noi… Tatatatatatatatata (colonna sonora del film ROCKY).
Il primo ad uscire dalla tenda è stato il Passero fresco come una rosa (si fa per dire), che, tolte le cuffie antirumore di legge 626 salvasonno Beghelli e spento il motorino delle api, è passato direttamente al defibrillatore.
Secondi a pari merito io ed il Pedrito, usciti dalla camera iperbarica dopo un incontro di 6 riprese e con un caratteristico ciuffo biondo.
Ultimo, dopo un incontro di ben 12 riprese perso ai punti, con tanto di occhio completamente lacerato, l’eroe di Pieve di Cento, l’eletto… Andrea Guidi!!
Va be’, il resto è cronaca di una tipica giornata di attività: per noi rafting integrale, per Guidi invece di rappresentanza per la Mondial Casa, chi fosse interessato ad una batteria di pentole nuove può avere informazione sul sito!
Domenica ore 15.30: Tradizionale gabanella sui prati del camping, sfatti come dei copertoni direbbe il tenente, fino all’atteso ritorno a casa in autobus… GO HOME!
Eh sì, un week-end da ricordare e qui subentra la morale… si va sempre più a cercare luoghi esotici oppure alla moda (vedi… Papeteee!… Su le mani!… ), invece una semplice gita in montagna tra grandi amici, del vinello buono e un po’ di ciccia alla griglia hanno fatto la magia, per cui come dice il mio amico non che filosofo Guidi:
“Un bus le pur sempre un bus… Meglio se respira”… No… volevo dire… “Chi si accontenta… gode!…”

by Gallo