Wild Water World 2007: noi c’eravamo
Domenica 11 Novembre 2007 di RommyIl 27 e 28 ottobre abbiamo partecipato alla terza edizione del Wild Water World, nella competizione riservata agli hydrospeeders.
La manifestazione, come gli anni precedenti, comprendeva la gara di kayak, la gara di rafting ed il campionato italiano di hydrospeed. Mentre nelle altre due categorie la partecipazione è stata leggermente inferiore alla scorsa edizione, la gara di hydrospeed ha subito un fortissimo calo dei partecipanti: sette iscritti contro i trenta e oltre dell’anno scorso.
Filippo Laganà ed io siamo arrivati a Terni, presso il Centro Rafting le Marmore, in prima mattinata, per poter fare alcune discese di ricognizione del campo gara.
Purtroppo la ricognizione non è stata possibile, perché la centrale dell’Enel, che doveva rilasciare l’acqua per l’evento, non ha concesso l’erogazione anticipata, cosicché nessun partecipante ha avuto la possibilità di provare il circuito e si è gareggiato in stile “ONE-SHOT“, un solo colpo.
Le gare sono iniziate alle undici e mezza, ma subito si è presentato un problema organizzativo che ha costretto a posticipare la gara di hydrospeed alla fine delle altre due categorie; in questo modo la partenza è stata rimandata alle tre e mezza del pomeriggio.
A questo punto non avendo niente da fare, Laganà, Marco di Genova ed io siamo andati ai tre salti, alla famosa rapida di quarto livello, fiore all’occhiello del fiume Nera, a guardare la gara di kayak.
Mentre osservavamo i nostri cugini (…si fa per dire) in canoa, Marco ed io abbiano studiato la rapida, notando che se le canoe prendevano il secondo salto troppo a destra, finivano in una specie di imbuto alla fine del terzo salto, che li costringeva a fare manovre difficili come l’eschimo o addirittura a “stappare/fare il bagno”, che in gergo significa uscire dalla canoa perché non si riesce a raddrizzarsi dopo un cappottamento.
Dopo alcune ore passate ad osservare i kayak, assaliti dai morsi della fame, siamo tornati al centro rafting con un furgoncino del centro e, dopo un breve pranzo, ci siamo fatti riportare ai piedi della Cascata delle Marmore da dove si partiva per la competizione.
A causa del posticipo della gara di hydro, due dei sette partecipanti hanno dovuto abbandonare la competizione, perciò da sette in un solo colpo siamo diventati cinque.
La gara era una comune gara a cronometro, con partenza a distanza di due minuti tra un concorrente e l’altro.
Laganà è partito per terzo prima di me, poi, dopo due lunghissimi minuti d’attesa, ecco il mio conto alla rovescia: “cinque, quattro, tre, due, uno via!”
In un attimo ho sgombrato la testa da tutte le mie perplessità, dovute al fatto che non avevo potuto fare nemmeno un giro di ricognizione, e mi sono concentro solo sull’hydro per cercare di arrivare ai tre salti il meno stanco possibile.
Il Nera, però, non è fatto solo dai tre salti, ma da una lunga serie di rapide, scivoli e rulli, un vero parco giochi per sport d’acqua viva.
Dopo poche rapide ho visto sulla sponda del fiume Filippo, che si era fatto aiutare dagli addetti alla sicurezza a raggiungere la riva, perché dopo una serie di rapide abbastanza impegnative, aveva parzialmente perso il controllo dell’hydro, spendendo tutte le sue energie per tornare a governarlo.
Anche io dopo le prime rapide ero già abbastanza stanco e, come si dice in gergo calcistico, non avevo i novanta minuti sulle gambe; nonostante la stanchezza aumentasse pinneggiata dopo pinneggiata, la discesa era comunque divertente e notevolmente emozionante.
Arrivato a metà del percorso ho iniziato a cercare i riferimenti che mi ero preso la mattina durante un sopralluogo alla rapida dei tre salti, ed ecco che dopo un paio di piccole rapide avevo il riferimento che cercavo. Davanti a me si snodava una piccola esse d’acqua schiumosa, dopo di che il fiume si allargava formando una specie di laghetto e si iniziava a sentire lo speaker che annunciava il mio arrivo: ecco, quello era il momento giusto per riprendere fiato, perché tra me e la rapida di quarto livello c’era un breve tratto in corrente dove non c’era bisogno di spingere con le pinne.
Nei tre secondi che precedevano il primo salto ho pensato a come impostare la seconda rapida e alle congetture fatte con Marco il genovese poche ore prima: prenderla tutta a destra o cercare la lingua d’acqua più grossa con un piccolo spostamento verso sinistra?
In zero secondi ho preso la decisione e quando sono riemerso dopo il primo salto, ho avuto solo un’istante per spostare il mio hydro verso sinistra, ma un attimo dopo la mia scelta si è rivelata disastrosamente sbagliata, perché ero andato troppo a sinistra, finendo così in una specie di zona controcorrente che mi teneva attanagliato tra il secondo e il terzo salto.
Grazie all’esperienza e a una buona dose di fortuna sono riuscito a togliermi dall’impiccio, e a terminare la gara quasi senza problemi.
Quando sono giunto all’arrivo ho raccontato al mio rivale genovese che la scelta di prendere il secondo salto un po’ a sinistra si era rivelata un fallimento. D’altronde la scelta era sbagliata su tutta la linea, perché anche Marco aveva fatto il mio identico errore.
Una volta finita la gara mi sono rincontrato con Filippo: mi ha raccontato di aver percorso il piccolo tratto di torrente prima d’essere pescato con il guadino, praticamente con uno stile a trivella mai visto prima; si cappottava e si raddrizzava, si cappottava e si raddrizzava, fino al punto in cui ha visto uno degli addetti alla sicurezza e gli ha chiesto d’essere ripescato.
La giornata si è poi conclusa con la festa al Centro Rafting, tra il sorteggio dei premi della lotteria offerti dagli sponsor, bucatini alla matriciana e stufato di fagioli con salsiccia che mi hanno fatto benedire il fatto che io e Filippo avremmo dormito in stanze separate.
Il giorno dopo, cioè domenica, Filippo ha disertato, a causa dell’enorme stanchezza che si protraeva dal giorno prima, la discesa completa del fiume in compagnia di Eva, una mia vecchia conoscente maestra di hydro, e di Andrea, anch’egli guida.
La discesa in compagnia di questi due professionisti dell’hydro , ma soprattutto esperti del Nera è stata fantastica, mi hanno fatto vedere e provare alcuni giochi ed evoluzioni in tratti di fiume che mi hanno lasciato veramente senza parole e, nel vero senso della parola, senza fiato, poiché accusavo ancora la stanchezza alle gambe dovuta alla gara del giorno prima.
Come al solito il Wild Water World lascia il segno nei nostri ricordi, e noi del prextreme.com c’eravamo.










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