Giochi d’acqua

Sabato 18 e domenica 19 settembre 2005 si è svolta la prima edizione dei Giochi d’Acqua: noi c’eravamo!
Paolo Zobboli ed io, siamo andati fino a Terni sul fiume Nera, per cimentarci in questi campionati.
Dovendo scegliere la categoria nella quale gareggiare, abbiamo scelto quella dei dilettanti, consapevoli che la categoria professionisti sarebbe stata troppo pesante.

Partiamo venerdì sera alle 21: 30 per Terni, 350Km da percorrere tra l’A14 e l’E45, io ancora febbricitante dopo un improvviso raffreddore che mi aveva demolito la settimana prima, e lui stanco dopo una lunga giornata lavorativa piena d’impegni.
Il viaggio procede benissimo, con varie soste per caffè e per acquistare il nostro doping per la gara, (un’ottima) bevanda energetica di cui non farò il nome, … ovviamente faceva schifo.
All’1:30 arriviamo a Terni, nell’ultimo autogrill chiedo informazioni per arrivare al centro rafting, del quale non rammento il nome, e chiedo qualcosa del tipo: “Devo andare in un posto vicino alla cascata delle Marmore, mi saprebbe dare indicazioni?”.
Ovviamente la barista, con sguardo allibito e incredulo d’aver sentito una frase del genere, mi risponde: “Dipende dove dovete andare…!”. Nel frattempo entra un’altra ragazza e la barista ci assicura che lei è di quelle parti e ci può aiutare meglio.
Spiego meglio alla ragazza che devo andare al centro rafting e lei si offre di farci vedere la strada, quindi basta che la seguiamo.
Parte a scheggia, a fatica riesco a seguirla, e, dopo un giro turistico della periferia di Terni, si ferma ad un semaforo e con un gesto mi indica la strada.
Dopo poco arriviamo al Centro Rafting Le Marmore: alcuni partecipanti sono già arrivati e dormono con i materassini e sacchi a pelo nel soppalco adibito a dormitorio.
Paci è lì a darci il benvenuto con una ragazza di nome Eva che gestisce il centro.
Noi iniziamo a gonfiare i nostri materassi con la pompa elettrica e facendo un frastuono tipo turbina d’aereo svegliamo tutti, ma per fortuna non veniamo linciati! Dopo poco ci uniamo ai rumori della notte: russate varie, materassini che gniccano, lampo di sacchi a pelo che si chiudono o aprono, ecc.

Sabato mattina: sveglia abbastanza presto e colazione al bar del centro rafting, con
cornetti caldi integrali al miele (… squisiti!) e un buon cappuccino.
Dopo aver sbrigato tutta la burocrazia dell’iscrizione alla gara, ci prepariamo a conoscere il fiume Nera e iniziamo a vestirci con muta, calzari, salvagente, ecc.
Mentre parliamo con Paci e altri partecipanti, tra i quali molte guide che conosco, arriva una delegazione francese di hydrospeeder e scaricano la loro attrezzatura: Hanno hydro piccoli e lunghi che sembrano siluri, fatti di un materiale simile al polistirolo espanso e pinne lunghe circa un metro, fatte in vetroresina.
Tutti iniziano a commentare la loro attrezzatura, ma a noi interessa poco perché non gareggeranno nella nostra categoria.
Scendiamo in fiume, proprio sotto il centro rafting, per allenarci e dopo solo un paio di discese di duecento metri l’una, siamo già stremati. La nostra preparazione atletica inesistente, il lungo viaggio della notte e la mia febbre 37.5, ci dicono che la nostra gara sarà all’insegna de “l’importante è partecipare”.
Poco prima di pranzo, tutti gli atleti (dilettanti e professionisti) vanno a fare una discesa lunga, partenza da sotto le cascate delle Marmore e arrivo al centro rafting.
Noi non andiamo con il gruppo, ma sfruttiamo il tempo per fare un sano sonnellino.

Dopo pranzo inizia la nostra gara che consiste in: partenza in batterie da tre persone (delle quali si qualificano solo le prime due), percorrere un tratto di fiume di circa un chilometro e come unico vincolo obbligo di passare in mezzo a due paletti da slalom sistemati a centro fiume.
Poco prima della gara… l’imprevisto! La centrale elettrica, che doveva lasciare l’acqua per il regolare svolgimento delle gare, ci avvisa che una turbina è in avaria e non possono dare acqua. Tutto ciò non è un grosso danno, tranne per il fatto che gli ultimi duecento metri non sono in corrente, ma c’è acqua piatta tipo piscina, quindi bisognerà pinneggiare di brutto.
Iniziano le gare, fortunatamente io e Zobb non siamo in batteria insieme. Risultato: lui primo nella sua batteria, io primo nella mia, qualificati entrambe per la finale, ma a che prezzo! Il tratto finale d’acqua piatta ci ha demolito, tolto energie, lasciato senza fiato, in pratica siamo due stracci.
Riprendiamo fiato mentre la categoria dilettanti donne disputa la propria gara.
Ed ecco il momento più atteso, la finale! Io sono molto emozionato perché vorrei arrivare sul podio, e mi conforta il fatto che anche gli altri atleti hanno accusato il colpo del tratto finale d’acqua piatta.
Zobb ed io ci posizioniamo in batteria lontani l’uno dall’altro, per non ostacolarci: ”Tre, Due, Uno, Partenza!”. Partiamo tutti bene, dopo poco mi cappotto ma non perdo velocità, anzi, dalla quarta posizione mi ritrovo terzo e la mia speranza di podio aumenta. Guardo avanti e vedo Zobb secondo, e il primo è molto lontano, sta andando come un missile. Tento di strappare la seconda posizione a Zobb finche siamo in rapida, sono sicuro che in acqua piatta non avrei speranza.
Poco prima della fine della rapida capita qualcosa: Zobb supera l’atleta in testa e, appena all’inizio del tratto di piatta, anch’io riesco a superarlo. Non ci posso credere: sono secondo e il mio amico Zobb primo! Mi concentro per lo sforzo finale, quei duecento metri di piattona maledetta sono interminabili, pinneggio a tutta forza, fortunatamente sento che, a riva, Paci, Dario, Gigi, Luca e molti altri ci incitano, e finalmente ecco l’arrivo! Contro ogni previsione abbiamo vinto, anzi, abbiamo fatto la doppietta: Paolo Zobboli medaglia d’oro, Marco Romano medaglia d’argento.
Ma che fatica!

Sempre durante la giornata di sabato si svolge anche la prima parte della gara dei professionisti, che consiste nella maratona, una gara a cronometro, nella quale bisogna percorrere tutto il fiume dalla base della cascata al centro rafting nel minor tempo possibile.
I francesi ci stracciano di brutto, d’altronde in Francia questo sport è praticato da molti anni, e il vincitore della maratona qui sul Nera non è altro che il campione nazionale francese di slalom e cronometro.

Finite le gare dei dilettanti e la prima frazione di gara dei professionisti, ci prepariamo a cenare sotto alla tettoia attrezzata davanti al centro rafting. Il tempo, però, non è gentile e in pochi minuti si scatena un temporale con tuoni, lampi e acqua a catinelle. Ma noi siamo duri e il temporale ci fa un baffo, la cena a base di pasta all’arrabbiata, carne alla griglia e schiacciate cotte nel forno a legna è squisita e il vino scorre a fiumi.
Durante la cena non possono mancare le varie storie di fiume e avventure varie, e, tra un racconto e l’altro, sentiamo qualcuno dire che all’interno del centro rafting è iniziato un Mojto party, quindi tutti dentro per un bicchierino.
La serata procede ancora per alcune ore tra musica e bevitori, poi alle 01:30 circa molti vanno a casa e noi ospiti del centro c’infiliamo nei nostri letti di fortuna.

Domenica mattina sveglia alle 07:30 circa. Paci è già operativo e sta organizzando la seconda sezione di gara dei professionisti, noi torniamo a fare colazione con, cornetti caldi integrali al miele e un buon cappuccino.
Mentre facciamo colazione arriva Paci, che con un breve giro di parole ci ingaggia come giudici di gara nella prova slalom dei professionisti. Questa prova consiste nel passare in mezzo a delle porte, segnalate da paletti colorati, tre delle quali sono in discesa e altre due in risalita (cioè contro corrente), poi bisogna arrivare ad una piattaforma in legno, abbandonare hydro e pinne, correre a monte sul terreno accidentato fino ad un punto prestabilito, tuffarsi in fiume, nuotare fino alla postazione del lancio della corda e lanciarla dentro ad un bersaglio. Tutto questo a cronometro!
A Paolo è stata affidata, da controllare, una delle 5 porte dello slalom, a me la postazione del lancio della corda.
Il compito di Zobb è quello di annotare se gli atleti, passando, commettono qualche errore o mancano la porta.
Il mio compito invece è di raccogliere le corde da lancio, dopo che l’atleta le ha lanciate nel bersaglio, e rimetterle in un contenitore in riva al fiume, vicino alla postazione del lancio. Tra il bersaglio e la postazione di lancio della corda c’è un piccolo sentiero tortuoso e fangoso, che io devo percorrere per depositare le corde nel contenitore (bacinella da panni azzurra con manici). Questa bacinella è sistemata in riva al fiume in un punto un po’ instabile, e io fatico un po’ a raccogliere le corde che gli atleti scaraventano ovunque, tranne che nel bersaglio!
Ma ecco che arriva un altro imprevisto! Mentre metto i tre sacchetti delle corde nel contenitore, uno mi scappa di mano e cade di peso nella bacinella che, neanche a dirlo, si ribalta in fiume con tutte e tre le corde. Fortunatamente molti atleti sono ancora lì alla postazione e tempestivamente si buttano in acqua e raccolgono le corde per l’atleta in arrivo.
Per tutto il resto della giornata Paci mi darà il tormento per questo fatto!
A competizione terminata la bacinella torna ad essere protagonista, il campione francese la prende e inizia ad adoperarla come hydro, compiendo alcune evoluzioni, passando da un lato all’altro del fiume, come se la bacinella fosse un bob fluviale vero e proprio.

Concludo poi la giornata assistendo agli esami per guide e maestri di hydrospeed, mentre Paolo invece fa la discesa lunga del Nera, la stessa discesa compiuta dai professionisi per la gara maraton.
Dopo pranzo ci sono le premiazioni, che vedono Paolo, me e tre ragazze protagonisti tra i dilettanti uomini/donne, e i francesi vincitori di molti premi tra i quali medaglia d’oro gara Maraton e medaglia d’oro assoluti. Ma almeno la soddisfazione di vederli secondi nella gara Slalom ce la siamo tolta!

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